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Mostro dal cuore d'oro, Ron Perlman diventa furioso solo su Twitter

Uno dei più duri di Hollywood e una delle voci dello spettacolo più forti sui social nella critica agli USA. L'incontro al Festival di Sitges

10.10.2018 - Autore: Pierpaolo Festa, da Sitges
"Hello motherfuckers!" questo il saluto di Ron Perlman quando Film.it lo incontra al Festival di Sitges. Per un momento ha un'espressione serissima scolpita in volto, dopo un secondo si lascia andare a un accenno di sorriso. C'è da aspettarselo quando hai a che fare con Perlman, uno dei più duri del grande schermo che ha interpretato buoni e cattivi mai superficiali. Attore caratterista con 240 ruoli al suo attivo, Perlman è anche un'icona, sia nel cinema tratto dai fumetti (Hellboy è uno dei suoi personaggi più memorabili) sia nella TV di fine millennio: era lui Vincent innamorato della giovane Linda Hamilton ne La bella e la bestia, celebre serie andata in onda per la prima volta dal 1987 al 1990. 

Guarda le foto: La bella e la bestia, Linda Hamilton e Ron Perlman 25 anni dopo



A Sitges l'attore riceve il premio "macchina del tempo" alla carriera (lo stesso andato a Pam Grier) e presenta il thriller Asher, dove lo vediamo nei panni di un sicario avanti con l'età alle prese con un "ultimo contratto" che si rivelerà una missione suicida. Ha compiuto 68 anni lo scorso 13 aprile e ripensando agli inizi nello showbusiness ricorda: "Interpretare ruoli da sex symbol è stato sempre fuori dai giochi. Ripenso all'aspetto che avevo da bambino, mi sentivo un po' come Quasimodo. Non avevo tanta autostima, anzi, non ero per niente a mio agio nella mia stessa pelle". 

Leggi l'intervista a Pam Grier, la musa di Tarantino difende Harvey Weinstein
 
Aspetto e autostima bassa non hanno però fermato la sua trasformazione in attore: "ln un certo senso lo devo a mio padre - continua  - Ho scoperto il cinema attraverso i suoi occhi e il suo buon gusto. Mi ha mostrato Charles Laughton nei panni di Quasimodo in Notre Dame. Aveva un aspetto mostruoso, ma allo stesso tempo era un personaggio bellissimo. Il più bello del film. In qualche modo interpretare ruoli di emarginati ti fa sentire più forte. La superficie mostruosa di questi personaggi viene annientata dalla profondità della loro anima". Ma Perlman si dice ancora sorpreso dei ruoli che ha ottenuto grazie al suo look: "Non ero affatto preparato, non mi sarei mai aspettato che avrei interpretato ruoli alla Quasimodo più volte nel corso della mia carriera. Da Il nome della rosa a La bella e la bestia a Hellboy". 
 
Oggi si sente più libero di scegliere i suoi ruoli: "Mi piacciono i film che strizzano l'occhio agli anni Settanta: mi interessa il cinema che pone domande invece di dare risposte. A volte puoi dire tanto senza spiegare troppo. Quando mi offrono un film cerco questo e cerco anche un fattore sorpresa: sfogliare l'inizio di una sceneggiatura senza sapere cosa accade nella pagina successiva. Voglio usare la mia immaginazione all'interno di una storia e trovare personaggi che abbiano punti di vista mai bianchi o neri. A quel punto chi mi vuole in un film avrà la mia attenzione". In Asher lo vediamo silenziosissimo: "Era un ruolo perfetto. Avevo pochissime battute, e quando non sei più un ragazzino, allora è la cosa migliore: sul set potevo ricordarmi tutto quel poco che avevo da dire". 



L'attore di Sons of Anarchy (dove ha interpretato Clay Morrow in sei stagioni della serie) è una delle voci più attive su Twitter, dove critica quotidianamente la sua nazione e dove qualche tempo fa affermò di essersi urinato sulla mano prima di stringerla a Harvey Weinstein. Un paio di anni fa ha anche annunciato sul social una sua ipotetica candidatura alla presidenza USA nel 2020: "volevo farlo, però è più probabile che mi vedrete in Asher 3 nel 2020" -  scherza Perlman.

Poi diventa serio: "tutti vogliono essere rilevanti e aver una voce. Incluso me. Non riesco a tenere le cose per me e in questi tempi commentare diventa necessario. C'è molta confusione, c'è un attacco alla verità in corso. Le fake news sono in aumento ovunque. In America soprattutto stiamo tornando a una mentalità tribale. Abbiamo paura del mondo che cambia. Non si trovano soluzioni, ci sono solo palliativi, e questo mi fa incazzare. Mi arrabbio tantissimo quando vedo sotto attacco le cose che fanno diventare bella la vita come il giornalismo, l'amore per la verità, il concetto di 'un uomo, un voto'. Tutte queste cose sono sotto attacco e io la prendo molto sul personale: la situazione politica del mio Paese mi fa sentire sotto assedio. Non mi piace essere definito dai tweet ma non posso stare zitto".

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