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Pam Grier, la musa di Quentin Tarantino difende Harvey Weinstein

A 69 anni, la Jackie Brown del regista ricorda la regola d'oro del suo agente: "A Hollywood mai appuntamenti dopo le 17"

08.10.2018 - Autore: Pierpaolo Festa, da Sitges
C'è Uma Thurman bruna che fuma nel poster di Pulp Fiction, e bionda con addosso la tuta gialla di Bruce Lee e una katana stretta in pugno in Kill Bill. Sono queste le prime immagini che entrano nella mente quando pensiamo alle donne nel cinema di Quentin Tarantino. Ci sono loro e poi c'è Jackie Brown, la sua eroina noir, protagonista del film più maturo del regista. Nei primi cinque minuti  la macchina da presa di Tarantino segue la sua protagonista in un lungo piano sequenza ambientato all'interno di un aeroporto. Non ci sono battute, non c'è azione, ma Pam Grier domina ogni fotogramma nei panni di una pantera: una donna forte, sensuale, indipendente e pericolosa. Forse il personaggio più intelligente dell'intera filmografia di Tarantino. 
 
Film.it la incontra Festival di Sitges dove la sessantanovenne Grier riceve il premio alla carriera chiamato Macchina del tempo. In effetti l'attrice paragona la sua filmografia a "un viaggio lungo cinquantasette anni durante il quale ho vissuto attraverso grandi cambiamenti: nella politica, nella cultura, nella lotta per la parità dei diritti. Nelle questioni gender. Vi dirò, ho un sogno nel cassetto: un giorno vorrei raccontare la mia vita in un film e vorrei dirigerla personalmente: mi immagino con gli occhiali dietro la macchina da presa come la vostra Lina Wertmuller".

 
Pam Grier - o "Pamela" come la chiamava Federico Fellini durante un periodo in cui si sono conosciuti a Roma mentre lei girava La rivolta delle gladiatrici e il maestro stava ultimando  Amarcord -  ha interpretato più di cento ruoli nel corso di cinque decenni. Ma Jackie Brown è quello che l'ha fatta conoscere a una nuova generazione di spettatori e le ha regalato una nuova fama mondiale: "Vedere un film di Tarantino per la prima volta ti cambia. Non sarai mai più lo stesso, vivrai un'esperienza che ti arricchisce come spettatore". 
 
Quali sono le qualità che la musa di Tarantino deve avere?
Devi capirlo al volo. E devi essere onesta, in grado di dire "no" se è il momento di dire no. In questo modo lui si fida di te. 
 
Tarantino è famoso per resuscitare carriere. Lo ha fatto con John Travolta in Pulp Fiction o con Robert Forster proprio in occasione di Jackie Brown. Entrambe le performance hanno ottenuto una nomination all'Oscar.  In qualche modo sente che questo film abbia resuscitato anche la sua carriera?
In realtà io lavoro molto poco. Mi dedico soprattutto alla mia famiglia dopo la morte di mio fratello e mia sorella. Mi capita spesso di rifiutare molte proposte, perfino quelle di grandi registi come Tim Burton. Perfino a Quentin dissi inizialmente di 'no' quando mi offrì il ruolo della moglie di Eric Stoltz in Pulp Fiction (interpretata poi da Rosanna Arquette, NDR). Gli dissi che non era il ruolo per me, che non avrebbe funzionato. Da quel momento siamo entrati in sintonia. Poi è arrivato Jackie Brown e ci siamo fidati l'uno dell'altro. Per Quentin si tratta soprattutto di fiducia, del resto lui lavora sempre con lo stesso gruppo di persone fidate.  

 
Adesso, per la prima volta in vent'anni, si è trovato un produttore diverso dopo lo scandalo che ha travolto Harvey Weinstein, l'uomo che aveva finanziato tutti i suoi film. Qual è stata la sua reazione quando lo scandalo è esploso? 
Posso parlarti della sua onestà. Con me Harvey è stato un amico. Non ha mai fatto niente a nessuno sul set di Jackie Brown. Anzi, con me è stato un vero gentiluomo. Sono rimasta molto sorpresa quando hanno rivelato il suo lato oscuro. Nella sua carriera ha aiutato tanti artisti e filmmaker ad affermarsi e allo stesso tempo ha contribuito allo sviluppo della cultura cinematografica in tutto il mondo. E' incredibile che una persona come lui abbia anche questo lato nascosto. Ricordo sempre quello che John Gaines, il mio agente a cui devo la carriera, mi diceva, lui mi imponeva di non andare mai alle feste di Hollywood da sola: "Tra le 9 e le 17 questo mondo gira attorno al business, dopo diventa personale e non sappiamo cosa può succedere". 

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Ha seguito quel consiglio? 
Sì, ma poi ho capito che i produttori non mi avrebbero sfiorata nemmeno con un dito. Avevano troppa paura di me!
 
Harvey Weinstein ha prodotto Jackie Brown e anche Holy Smoke di Jane Campion dove lei recita insieme a Harvey Keitel. Ma il suo scandalo ha anche causato la cancellazione di un'interessante serie televisiva che lui avrebbe prodotto e lei interpretato. 
Sì, era la serie TV diretta da David O. Russell. Avrei recitato al fianco di Julianne Moore, Robert De Niro e Michael Shannon. Ero stata ingaggiata per interpretare la prima moglie di De Niro. Uma Thurman sarebbe stata la sua seconda moglie e poi lui sarebbe tornato a sposare me in un terzo matrimonio. Ma quel progetto è stato annunciato poco prima dello scandalo che ha travolto Harvey. Ed è stato subito cancellato. 

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A parte Jackie Brown, quando pensiamo a Pam Grier le prime due parole che vengono in mente sono "icona" e "blaxploitation".
Ai produttori non piaceva quel termine che indica "sfruttamento" e che non sarebbe stato appropriato per i personaggi femminili afro-americani. Loro avrebbero voluto far circolare il messaggio che le donne dovevano essere protette. Io invece mi proteggevo già da sola, non avevo bisogno di un uomo per farlo. E dicevo loro che avrei usato la mia femminilità e i miei modi per avere la meglio su una situazione. In un certo senso ho suggerito io l'etichetta di blaxploitation per quello specifico genere cinematografico. Ero sicura che questo titolo sarebbe rimasto nel corso degli anni. E che i film saranno ricordati anche quando non ci sarò più. 
 
Chi raccoglierebbe oggi l'eredità della sua Foxy Brown? 
Non farmi questa domanda! (sorride). Non saprei, potrei dirti invece chi potrebbe interpretare me in un film: non tutti hanno vissuto quello che io ho vissuto. Ad oggi per esempio non posso interpretare ruoli in cui i personaggi vengono stuprati, perché io stessa sono stata violentata due volte da ragazzina, e una terza volta ci hanno provato. E mi fa paura. E quindi se c'è un'attrice che ha una determinata conoscenza del mondo e un talento che si collega direttamente con la sua esperienza di vita, qualcuno senza paura e pronto a dimostrarmelo, allora quella è la persona giusta.