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Il bene mio

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TRAMA
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Elia, ultimo abitante di Provvidenza, paese distrutto da un terremoto, rifiuta di adeguarsi alresto della comunità che, trasferendosi a “Nuova Provvidenza”, ha preferito dimenticare. Per Elia, invece, il suo paese vive ancora e, grazie all’aiuto del suo vecchio amico Gesualdo, cerca di tenerne vivo il ricordo. Quando il Sindaco gli intima di abbandonare Provvidenza, Elia sembrerebbe quasi convincersi a lasciare tutto, se non cominciasse, d’un tratto, adavvertire una strana presenza. In realtà, a nascondersi tra le macerie della scuola, dovedurante il terremoto perse la vita sua moglie, è Noor. Lei è una giovane donna in fuga esarà questo incontro, insieme al desiderio di continuare a custodire la memoria di Provvidenza, a mettere Elia di fronte a una inesorabile scelta.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Il bene mio
GENERE
NAZIONE
Italia
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Altre storie
DURATA
95 min.
USCITA CINEMA
04/10/2018
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2018
RECENSIONE
di Marco Triolo
 
Ogni volta che un film si concentra su un personaggio solitario o un recluso, generalmente si dice che l'attore “regge il film sulle sue spalle”. Non è sempre vero, è più una frase che si tende a dire, un luogo comune. Ma nel caso de Il bene mio è vero.
 
Il nuovo film di Pippo Mezzapesa, regista che viene dal documentario e si vede, unisce due importanti temi di attualità – i terremotati in centro/sud Italia e i rifugiati in fuga dalle guerre in Medio Oriente – in maniera forse un po' troppo programmatica. Ma trova in Sergio Rubini la sua più grande salvezza.
 
L'attore pugliese è qui nei panni di Elia, unico abitante rimasto in un paesino antico, arroccato su un'altura e colpito, qualche anno prima, da un devastante terremoto. Il posto si chiama, tanto perché il sottotesto non sfugga a nessuno, Provvidenza. Elia è l'unico a non essere migrato a Nuova Provvidenza, costruita nella vallata sottostante. Ha deciso che questo è il suo paese e che non lo mollerà. Non solo, è convinto che non sia giusto averlo abbandonato senza tentare di ricostruirlo.
 
Elia è reale? È solo lo spettro di un luogo defunto? Non è troppo importante, perché Rubini gli dona una concretezza da uomo comune, coi piedi ben piantati a terra, la sua terra, e tutta una serie di abitudini, passioni e modi di fare che lo definiscono in maniera cristallina. È lui a farsi carico, come detto, del film e, proprio grazie a questa sua qualità reale e concreta, a impedire che caschi nel racconto morale didascalico. Perché se già è difficile gestire un'allegoria sui problemi cronici dell'Italia e la sua incapacità di progettare a lungo termine, il suo fuggire dai problemi anziché affrontarli, la sua tendenza a dimenticare il passato e non saper vedere il futuro, figurarsi se in più ci si infila un commento sulla situazione degli espatriati e sullo scontro culturale tra italiani e migranti. Pare un bignami di cinema “di sinistra” più che un'onesta riflessione sui tempi che corrono.
 
Ma per fortuna che c'è Rubini. E per fortuna che Mezzapesa ha effettivamente un buon occhio per le location e la resa del reale al cinema. Apice, il paese abbandonato in provincia di Benevento in cui è stato girato il film, trasuda cinema da ogni vicolo, da ogni crepa nei muri. A questo si unisce un comparto tecnico – fotografia, sonoro – di tutto rispetto. Tutto ciò dona al Il bene mio un'aura da piccola fiaba intima e un tono sognante che lo rendono piacevole, al netto dei difetti e al di là di qualche svolta progettata a tavolino di troppo.