Read More | Steven Foorer | Zathura - Kosmiczna przygoda (2005) d... dodany: 03/03/2010

L'uomo che uccise Don Chisciotte

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TRAMA
L

Toby, cinico regista pubblicitario, si ritrova intrappolato nelle bizzarre illusioni di un vecchio calzolaio spagnolo che crede di essere Don Chisciotte. Nel corso delle loro avventure comiche e sempre più surreali, Toby è costretto ad affrontare le tragiche ripercussioni del film realizzato quando era un giovane idealista, che ha inciso in modo indelebile sulle aspettative e sui sogni di un piccolo villaggio spagnolo. Riuscirà Toby a farsi perdonare e a ritrovare la sua umanità? Riuscirà Don Chisciotte a sopravvivere alla sua follia e a salvarsi dalla morte che incombe? Riuscirà l’amore a trionfare su tutto?

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
The Man Who Killed Don Quixote
GENERE
NAZIONE
Spagna
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
M2 Pictures
DURATA
132 min.
USCITA CINEMA
27/09/2018
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2018
RECENSIONE
di Mattia Pasquini

C'è sicuramente molto nel L'uomo che uccise Don Chisciotte di Terry Gilliam, inevitabilmente. Per il tanto, troppo, tempo passato ad aspettarlo e a lavorarci sopra, da parte del regista, e per i molti elementi classici della sua cinematografia - anche recente - che i fan non avranno problemi a riconoscere e che sembrerebbero dar ragione alle accuse divertite della moglie del regista di far sempre lo stesso film… Eppure, c'è qualcosa che Gilliam continua a fare, e che in qualche maniera lo tiene vivo: cambiare.

Il cambiamento è qualcosa che Gilliam dichiara di cercare, per evitare la noia, più la propria che quella degli spettatori. Un desiderio che lo ha per fortuna portato a realizzare un film completamente diverso da quello al quale si era aggrappato tanto strenuamente. Quello divenuto celebre come "maledetto", ma che ha saputo rinnovare. Se non nella forma, nell'estetica, sicuramente nell'idea, che è oggi più interessante, seppur meno ambiziosa e ipertrofica di quella che avremmo dovuto ammirare con Johnny Depp e Jean Rochefort come interpreti.

D'altronde anche Terry Gilliam è cambiato in questi anni, come sono cambiate le sue priorità, quello che voleva raccontare. In questo caso le responsabilità e le conseguenze del fare cinema: arte in grado di animare la parte migliore o peggiore delle persone, di allontanarle della realtà, in maniera insana, o di permettere loro di accettare la propria, quella con cui si scontrano. Lo vediamo scagliarsi contro i cineasti stessi, poco inclini ad accettare la responsabilità che questo potere comporta, e l'industria tutta, spesso troppo vigliacca e interessata. Quella nei confronti della quale il settantasettenne regista sembra prendersi una rivincita, mettendo in scena - nel duplice (persino triplice!) piano affidato ad Adam Driver - la sua stessa storia, quella del film che avrebbe voluto e la nuova avventura vissuta a partire da lì.

C'è una nostalgia immensa per il coraggio che avevano i Monty Python, e per il contesto in cui si muovevano, o la follia creativa che per il nostro dovrebbe far parte del bagaglio di un artista. Una nostalgia che Gilliam sembra gestire con difficoltà, chiedendo aiuto a chi voglia ascoltarlo, invocando lo spirito di quel Don Quijote con il quale sembra aver finito con l'identificarsi (lui e i suoi rappresentati sullo schermo, Driver piu' che Jonathan Pryce). Così, tra la 'rivelazione' che il Cinema fa male, l'emblematico "credi che spiegare spieghi tutto?" e un pizzico di Calderon de la Barca si sviluppa un gioco di realtà apparenti vicino a quel che ci si poteva aspettare.

Un patchwork meno confuso di quanto parrebbe, ma non del tutto risolto (volutamente?). E non tanto per la resilienza delle passate scritture, quanto piuttosto per certe scelte di messa in scena e di narrazione, molto fedele in questo senso a quella originaria del romanzo di Cervantes, della picaresca e del romanzo del '600, per la tendenza all'accumulo di storie, situazioni e personaggi. Sempre tenendo chiari i cardini della vicenda principale, reali o immaginari che siano. Per quanto questo renda più difficile l'inquadrarli (forse non al pubblico di Gilliam, abbastanza abituato ai suoi pastiche). Ne deriva una epica sicuramente prolissa, molto ironica, piena di buchi e pastrocchi, ma dalla quale emerge con assoluta chiarezza il cuore del suo autore. Un omaggio sentimentale che giustifichi l'ostinazione mostrata e che supera anche i momenti più deboli con una originale rilettura del mito di Orfeo ed Euridice, nel quale è lei a trascinare lui fuori dall'Inferno. E a spingere il nostro Terry - lo speriamo! - verso i nuovi progetti che confessa di aver voglia di affrontare.