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Tully

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TRAMA
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Marlo (Charlize Theron), madre di tre figli di cui uno appena nato, su consiglio del fratello (Mark Duplass) assume una tata per la notte. Titubante all’inizio per via della stravaganza della ragazza, col tempo Marlo stringe un legame unico con la giovane, premurosa, sorprendente e a volte provocatoria bambinaia di nome Tully (Mackenzie Davis).

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Tully
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Universal Pictures Italia
DURATA
95 min.
USCITA CINEMA
28/06/2018
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2018
RECENSIONE
di Pierpaolo Festa

"Diane la privazione del sonno è un biglietto di sola andata per la psicosi" - parlava così Dale Cooper di Twin Peaks rivolto al suo registratore prima di andare a dormire. Come dargli torto. E' facile richiamare alla memoria questa battuta mentre davanti ai nostri occhi scorrono le prime immagini di Tully.
 
Sono tanti i film di Hollywood che hanno raccontato la gioia che si prova quando incroci lo sguardo del tuo neonato per la prima volta. La felicità dell'avere figli e realizzare il proprio sogno americano con tanto di casetta a due piani appena fuori dalla grande città: garage, cucina con isola e frigorifero a due ante. Un sogno americano con cui il cinema hollywoodiano ci bombarda da sempre. Andando oltre le apparenze ci si ricorda anche che nessun film mainstream recente ha però sottolineato il lato oscuro di questa realtà. Almeno nessun film che non sia stato un horror o un thriller. Ecco dunque che arriva Tully. La commedia drammatica diretta da Jason Reitman è un film dalle dimensioni piccole ma molto più grande di quel che appare.

Coraggioso per come osa nelle sue tematiche spingendosi avanti scena dopo scena. In questo quadretto familiare che ci viene presentato nei primi minuti - composto da una coppia il cui matrimonio si fonda sull'amore reciproco, due bambini nella loro età problematica e un terzo ancora nella pancia della mamma - notiamo subito come gli occhi di Charlize Theronsiano spenti. Anzi, ben presto ci accorgiamo di come dentro quelle pupille ci sia una persona che vuole uscire, che sta gridando aiuto, soffocata dalla routine infernale della vita da mamma. La ragazza che era un tempo, i suoi sogni, i suoi desideri, la sua femminilità sono stati sacrificati in un battibaleno per vivere un altro tipo di sogno: la famiglia.

Siamo comunque a Hollywood e questo non è un dramma nel senso stretto del termine: dunque se nel primo atto scendiamo all'inferno con la protagonista, nel secondo arriva Tully, la giovanissima tata interpretata da Mackenzie Davis che, come una Mary Poppins del nuovo millennio, non solo risolve quasi magicamente i problemi logistici, ma piano piano resuscita alcuni lati perduti della personalità della protagonista. Tra queste due donne appartenenti a due generazioni diverse si sviluppa un rapporto di "più che amicizia”, dato che la ragazza è necessaria per rianimare le fantasie di questa donna in pieno burnout. Reitman (che in passato ha diretto il bellissimo Tra le nuvole) cattura la quotidianità all'interno di una tipica famiglia americana middle-class e nell'esplorare il rapporto tra queste due donne beneficia anche di quella dose di elementi piccanti (a un certo punto si esplora anche il sesso. A tre) e battute tanto memorabili quanto potenti scritte da Diablo Cody. "I vent'anni sono bellissimi, poi i trenta arrivano da dietro l'angolo come un camion della spazzatura alle cinque del mattino" - dice a un certo punto la protagonista.
 
La depressione post-partum, il burnout, la crisi matrimoniale, la perdita della femminilità. Ogni scena di Tully è un puzzle che compone il perfetto quadretto americano mostrando però il dolore e il prezzo da pagare richiesto a chi voglia provare a comporlo. Se i primi due terzi del film seguono in maniera frizzante i binari di una tipica storia di amicizia nata nel posto giusto al momento giusto, l'ultimo atto sfodera una dose extra di coraggio. Inizialmente la reazione di chi guarda è quella di timore: ci ritroviamo in sala a pensare "ti prego fa che il film non vada in quella direzione", una volta che la storia ha svoltato esattamente dove non volevamo, rimaniamo comunque accanto a questi personaggi. Il dramma batte la commedia e si esce dalla sala con un senso di grande soddisfazione, con delle informazioni in più verso queste problematiche e con la certezza che Charlize Theron meriti l'Oscar per questo ruolo. In passato ha dato grandi prove di versatilità rinunciando impavidamente alla sua bellezza, qui va al massimo e scopre quello che è forse il ruolo più maturo di tutta la sua carriera. Il più difficile.