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Stasera in TV 10 ottobre: La vita del Mahatma Gandhi, il film che ha lanciato Ben Kingsley

Il capolavoro di Richard Attenborough vinse otto Premi Oscar nel 1983, entrando nella Storia del cinema.

10.10.2018 - Autore: Mattia Pasquini
Un personaggio unico, capace di trascendere la sua esperienza umana per assurgere a icona, se non a divinità, di certo a esempio. Un compito non facile rappresentarlo in un biopic, che nel Gandhi di Richard Attenborough (scomparso circa cinque anni fa) vediamo realizzato, e con successo. Un film e un soggetto che tutti dovrebbero conoscere, o riscoprire, e non solo per la grande interpretazione di Ben Kingsley, trentanovenne al suo quasi esordio (se non consideriamo il Fear Is the Key del 1973).

Il film. Il film comincia con gli ultimi minuti della vita di Gandhi: il 30 gennaio 1948, a Nuova Delhi, il Mahatma si reca in un giardino per recitare preghiere accompagnato dai fedeli indù, ma tra questi vi è un giovane, Nathuram Godse, che gli si avvicina e lo uccide sparandogli tre colpi di pistola. Ai suoi funerali partecipano numerose persone, tra cui rappresentanti politici della società indiana e di altre nazioni, oltre che i suoi migliori amici Jawaharlal Nehru e Vallabhbhai Patel.



Dietro le quinte. Per prepararsi al ruolo, Ben Kingsley si trasferì in India per vivere in maniera il più possibile simile a Gandhi, ma prima di esser scelto (su consiglio del figlio del regista Michael e di Harold Pinter) a lui erano stati considerati John Hurt, Alec Guinness, Albert Finney, Peter Finch, Tom Courtney, Dirk Bogarde e Anthony Hopkins, il quale lo comunicò al padre che gli rispose: "Ah, quindi una commedia, vero?". Per girare la quale ci vollero ben dodici mesi di riprese. Tra gli aneddoti 'da set' si ricorda quando Attenborough, avendo la sensazione che il mezzo milione di comparse (ancora oggi un record!) si stessero annoiando e distraendo, chiese al suo assistente David Tomblin di invitarli a riflettere sulla grandezza del personaggio e su cosa significasse quel momento, della sua morte, perché si concentrassero. Al ché Tomblin immediatamente urlo nel megafono: "Ascoltate tutti! Gandhi è morto, siete tutti tristi! Giriamo!".

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Perché vederlo. Uno dei pochi casi in cui vediamo realizzata una sorta di equilibrio tra gli aspetti sociali e politici, storici e umani del personaggio e del suo contesto di riferimento. Uno straordinario biopic nel quale si ritrova l'essenza della leggendaria figura - anche grazie a dettagli meno noti ai più - messa a disposizione degli spettatori, tappa dopo tappa, con coerenza, uno script attento e potente e una regia, soprattutto degli attori, davvero unica.



La scena da antologia. Gli appassionati del film non ce ne vorranno, se utilizziamo questo spazio per segnalare un momento storico per tutti gli amanti della settima arte e non una delle tante splendide sequenze di un film da godere nel suo complesso: quello dell'entrata in scena di Daniel Day-Lewis. Quello che fu l'esordio di uno dei più grandi attori dell'Era Moderna lo vide nei panni di uno dei giovani che insulta il Mahatma in SudAfrica mentre cammina.

Dal biopic alla realtà: quando gli attori si trasformano in persone vere

I premi. Per un film entrato nella Storia come questo, difficile enumerare tutti i riconoscimenti raccolti… Basti citare un numero imprecisato di Golden Globe, di BAFTA, di David di Donatello e Nastri d'Argento - oltre a quelli di circoli critici e festival minori - e soprattutto gli otto Oscar vinti su undici nomination: Miglior film a Richard Attenborough, Migliore regia a Richard Attenborough, Miglior attore protagonista a Ben Kingsley, Migliore sceneggiatura originale a John Briley, Migliore fotografia a Billy Williams, Migliore scenografia a Stuart Craig, Robert W. Laing e Michael Seirton, Migliori costumi a John Mollo e Bhanu Athaiya, Miglior montaggio a John Bloom.

Dove e quando. Alle 21.10 su TV2000, canale 28 del digitale terrestre e 18 della piattaforma satellitare TivùSat.
 
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